La nostra storia

Il fatto

Mi ricordo che era una sera di metà giugno. Eravamo a Chia, una delle tante spiagge della Sardegna, tra le più belle al mondo. Un po’ per l’ora un po’ per la giornata, non propriamente estiva, la spiaggia non era affollatissima. Io e Michela, la mia fidanzata, eravamo seduti quando ho notato un gabbiano vicino alla battigia. Nulla di strano, direte, sarà in cerca di cibo. Se non fosse che il gabbiano teneva col becco un piatto in plastica, di quelli usa e getta. Non so dove avesse trovato quel piatto, se in spiaggia, nell’acqua o in un cassonetto ma quella immagine, vista a 10 metri di distanza, ci ha mosso qualcosa. Un’immagine estremamente triste ma che rispecchia perfettamente i nostri giorni, che ci ha fatto pensare e discutere.

Ma quello che ci ha turbato maggiormente è stata la totale indifferenza, delle persone presenti, rispetto a quella scena. Le uniche reazioni (poche), erano risate nei confronti dell’animale.

«Ormai è normale» ci siamo detti, siamo abituati a queste situazioni.

Invece non è per nulla normale e non è giusto!

Ecco, se dovessi ricondurre ad un solo fatto, quel qualcosa che ci ha spinto a Fare e non solo a discutere, farei riferimento a questo episodio. Quell'atteggiamento di indifferenza non può essere la normalità.

Mi piace pensare che Gemboo nasca da quella sera del 2019. Un giorno qualunque in cui abbiamo deciso di Fare.

 

L’idea

A questo punto dovevamo pensare a cosa Fare nel concreto. Come dare il nostro contributo.

Abbiamo deciso di partire dal nostro quotidiano e, armati di carta e penna, abbiamo ripercorso letteralmente la nostra giornata, da appena svegli fino a quando si va a dormire. Abbiamo iniziato a camminare per casa segnando tutte le azioni che normalmente effettuiamo in una giornata.

Al termine del percorso abbiamo constatato che:

Abbiamo individuato alcuni prodotti in particolare su cui agire: spazzolini da denti, filo interdentale, dentifricio e dischetti per struccarsi.

Basti pensare che ogni anno infatti, in Europa, circa 2 miliardi di spazzolini da denti vengono gettati nei rifiuti e finiscono nelle discariche, o peggio, negli oceani.

Solo in Italia, invece, ogni anno sono circa 650.000 tonnellate di dischetti struccanti ad essere riversati nelle discariche.

Inoltre, circa 800 specie animali sono a rischio a causa della plastica che viene ingerita per errore credendola cibo.

Non ci sono dubbi: agire sul quotidiano è di prioritaria importanza e rappresenta un contributo enorme per la salvezza del pianeta.

Ricorda: è una tua scelta!

 

I Materiali

Dopo aver individuato i prodotti dovevamo trovare delle soluzioni ecologiche.

Scegliere dei materiali che potessero soddisfare delle aspettative così alte non è stato facile. Ma, una volta scoperto il bambù, ce ne siamo innamorati.

Durante un viaggio in Thailandia abbiamo avuto modo osservare da vicino questa pianta e di “perderci” nella foresta di bambù. È stato uno spettacolo straordinario, mai avremmo potuto immaginare che il bambù fosse così maestoso e che le foreste di bambù fossero così fitte.

Da quel momento ci siamo incuriositi e abbiamo iniziato a documentarci al riguardo.

Abbiamo scoperto che quello con cui ci eravamo imbattuti era il bambù della specie “moso”, il cosiddetto bambù gigante che è una pianta sempreverde, con il più alto tasso di crescita al mondo. Questo significa che anche nelle stagioni sfavorevoli non smette di crescere, anche se rallenta il suo sviluppo. Addirittura si può dire sia una pianta molto invasiva la cui crescita va controllata per evitare l’occupazione dei terreni circostanti.

Se posta nelle condizioni perfette, è capace di crescere fino a 1 metro al giorno. Diversamente, se queste non sussistono, la pianta in due mesi raggiunge comunque i 7 metri di altezza e, in soli 6 mesi, circa 15 metri! Per essere lavorata però deve raggiungere la maturazione che si ottiene mediamente in 60 mesi.

Si tratta di una pianta facilmente reperibile che cresce in modo autonomo, caratterizzata da un ciclo di crescita rapido e spontaneo e, per tale ragione, non è oggetto di coltivazione né di sfruttamento. Apporta importantissimi benefici per l’ecosistema forestale prevenendo l’erosione del suolo e assorbendo CO2 fino a 40 volte in più rispetto ad una superfice boschiva di pari dimensioni e, al contempo, rilascia il 35% di ossigeno in più.

Inoltre, contrariamente a come accade di solito, la foresta di bambù non viene deforestata, bensì sfoltita: solo i culmi che hanno raggiunto l’età e la dimensione adatta vengono tagliati, così facendo, si crea un riciclo continuo della foresta con un impatto bassissimo per l’ecosistema.

Ma non è tutto.

Il bambù ha una resistenza alla compressione superiore rispetto al legno. Pur essendo molto flessibile è quasi impossibile spezzarlo a mani nude, infatti, ha una resistenza alla trazione paragonabile all'acciaio. Per questi motivi è anche chiamato “acciaio vegetale”.

Queste proprietà meccaniche sono frutto di una evoluzione della pianta che ha dovuto adattarsi al forte vento del suo habitat.

Dalla pianta è possibile ricavare anche la fibra tessile, una viscosa di origine naturale. La fibra di bambù è resistente, morbida e assorbente (più del cotone) e 100% biodegradabile. Inoltre, una qualità unica del bambù è la sua caratteristica antibatterica naturale, tale da rendere i prodotti da esso ricavati difficilmente attaccabili da batteri, germi e funghi. 

Essendo un materiale biologico, la sua decomposizione non provoca nessun tipo di inquinamento ambientale in quanto l’estrazione della fibra viene fatta senza l’uso di agenti tossici. (foto estrazione)

In un periodo di continua deforestazione, il bambù può essere veramente una risposta concreta per un futuro ecosostenibile. Cresce in altezza quindi necessita di meno terreno coltivabile rispetto al cotone che occupa una quantità molto più ampia, richiede 1/3 della quantità di acqua e, non avendo parassiti naturali, viene coltivata senza l’uso di sostanze chimiche, pesticidi e diserbanti. Possiamo quasi definirla una coltivazione biologica naturale.